lunedì 7 gennaio 2013

Fortezza di cera.

Negli ultimi 5 anni, di eventi, situazioni e persone ne erano passati nella sua vita.
Molti avevano lasciato un segno, qualcuno semplicemente era passato.
Lui però portava tutto dentro.
E passo dopo passo ispessiva quell'involucro, quel guscio che stava creando attorno a lui.

Era una mossa astuta per tenere lontano il dolore.
Era una mossa stolta perché nessun sentimento o emozione lo potevano toccare nel profondo.

Ma era una costruzione che aveva iniziato, per lo più senza rendersene conto, e che sembrava non smettere di crescere.
Lui era là dentro, e ben poca luce poteva giungervi.
Tutto ciò che era stato di lui, tra un sorriso e l'altro, era andato svanendo, lasciando un semplice alone in superficie fatto di ricordi, il tutto avvolto dal vuoto.

I giorni,
i mesi,
gli anni
passavano,
e il suo non era più un vivere, quanto un sopravvivere,
evitando una possibile emozione, lanciando lontano un dolore che lo dilaniava da dentro.

'DONNA:
C'era un silenzio terribile.
Intorno crepitava un fuoco
freddo. Dissi:
lo sapevo. Questa notte
sareste venuti. Pensai:
dunque vieni, Caos!'
('Caduto fuori dal tempo', Grossman D.)

Ma aveva deciso:
aggiungere dolore al dolore era come aggiungere benzina al fuoco; era meglio evitare tutto ciò che poteva provocargli qualunque tipo di sofferenza, anche se questo significava rinunciare a tutto ciò che di positivo il mondo poteva offrirgli.
Non aveva più importanza ormai: pur di non sentire più niente avrebbe rinunciato a tutto.

Non che non provasse più sentimenti, amici e famigliari erano sempre presenti nella sua mente e soprattutto nel suo cuore, ma nulla di più.
Nessuno avrebbe potuto valicare quello strato che era diventato muro, e infine fortezza.
O almeno così credeva.

Perché quello che non sapeva era che il suo inconscio lo aveva avvolto in strati di cera, sempre più fitti, sempre più spessi, ma di cera si trattava.



Capodanno 2012.

Il 31 Dicembre era giunto senza troppi intoppi.
E lui era pronto per stare tranquillo, tra amici che non vedeva da un po', in quel di Trento.
Molto successe nella tranquillità della serata, passata tra vini, cibi e musica.
Giochi infantili risvegliano in lui un'anima persa.
Qualcosa che era convinto avesse per sempre lasciato:
la Leggerezza.
Prendere quel che veniva, goderne e tranne energia.
Ne aveva sentita la mancanza.

E poi,
un calore vicino, morbido e sconosciuto.
Lo stava sentendo, qualcosa stava accadendo, in lui e attorno a lui.
Una notte in cui la fortezza di cera aveva iniziato a sciogliersi,
strato
dopo
strato.

Il giorno dopo, un po' frastornato, prese un treno per tornare a casa.
In quel momento si rese conto di aver costruito una fortezza di cera.


Ma perché di cera?


Un giorno a casa, e poi di nuovo su un altro treno.
Direzione: Milano.

La sua vita era una valigia.

La sua amica era tornata dal Giappone per le vacanze di Natale. Nessuna occasione migliore per ritrovarsi dopo un anno di distanza. Quattro giorni all'insegna delle risate e dei discorsi profondi.
Nonostante la differenza di situazioni in cui si trovavano, per via dei luoghi e delle persone da cui erano circondati, c'era sempre qualcosa che si rassomigliava nei loro racconti e nel periodo temporale in cui accadevano. Alla fine la loro amicizia era nata quando entrambi erano stati lasciati, e la rassomiglianza nelle loro vite era evidente sin dall'inizio.

Un'Epifania continua, un perpetuo riscoprirsi e ritrovarsi.
Capire che parti di sé che si credevano morte erano ancora vive,
ma cristallizzate in 5 anni di strati di cera.

Ma quella cera aveva iniziato a sciogliersi, e quel processo procedeva, lento ma inesorabile.

E poi un bambino cammina sul marciapiede, il padre lo tiene per mano.
Sorride senza sosta, un berretto invernale gli copre la piccola testa.
Saltella, vive in un mondo che agli adulti non è più permesso di vivere, perché hanno smesso di sperare.

'Vorrei di nuovo quell'innocenza, quel pensare che ci sarà sempre qualcuno a tenerti per mano.', dice Lui.
'Già.', risponde Lei mano ferma al volante e si sporge un po' in avanti per vedere quel bambino portato per mano dal padre.
Due sospiri in una Nissan Micra gialla in attesa al semaforo rosso in direzione Stazione Centrale, Milano.

Un altro treno.
Un altro pensiero.

L'unica cosa che gli sta a cuore adesso è mantenere quel calore vivo.
Ha provato a nasconderlo, a chiuderlo, a dimenticarlo.
Ha provato ad essere forte, debole, deciso, insicuro.
L'unica cosa che non ha provato è continuare ad essere se stesso, non importa cosa accada.
Chiudersi in gabbie prive di dolore e amore, lo aveva capito, non era per lui.
Era pronto a soffrire.
Era pronto ad amare.
Questo è il suo buon proposito.



Tornare a sorridere,
sorridere per davvero.






...





Perché di cera?
Perché aspettava che qualcuno con il proprio calore, avesse abbastanza coraggio da sciogliere quella fortezza e arrivargli dentro al cuore.
Lui era pronto ad amarsi.
Lui era pronto ad amare.

Di nuovo, e sperava per sempre.



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