sabato 12 gennaio 2013

Che cos'è un viaggiatore?




E' qualcosa di difficile da descrivere.
Ce ne sono di diversi tipi.
Ma forse possono si possono identificare due grandi categorie:
- chi parte e lascia tutto
- chi parte e non lascia niente

C'è chi parte con l'amaro in bocca, sapendo che gli affetti, le situazioni e le persone che ama dovranno andare avanti senza di lei/lui.
C'è chi parte perché non ha nulla da perdere, perché crede che nel posto in cui è nata/o e cresciuta/o non ci sia più niente per lei/lui.

C'è chi su un aereo pensa a non partire più, perché ogni volta brucia il cuore.
C'è chi su un aereo pensa che non tornerà più, perché il cuore non le/gli brucia più.

C'è chi viaggia per costruirsi un futuro.
C'è chi viaggia per distruggere il proprio passato.

C'è chi vuole scoprire nuovi luoghi, per scoprire lati di sé che non conosceva.
C'è chi vuole dimenticare il luogo di origine, e un luogo vale l'altro per ricominciare.

C'è chi lo fa perché deve.
C'è chi lo fa per fuggire.

C'è chi lo fa per amore.
C'è chi lo fa per odio.

E c'era lui. Lui che non sapeva ancora se tutti i viaggi fatti - e quelli ancora da fare - lo avrebbero portato da qualche parte. Conosceva persone che usavano i viaggi come scuse per fuggire da realtà troppo opprimenti; e conosceva chi come lui lo faceva perché voleva trovare nelle esperienze in altri paesi risposte a domande profonde. Lui stesso era stato accusato di viaggiare per fuggire da una realtà che non riusciva a sopportare. Dopo i suoi viaggi aveva capito che quell'accusa era priva di fondamento. Se avesse potuto realizzare quello che voleva nel suo paese, non si sarebbe mosso così tanto, non avrebbe abbandonato strade sicure per quelle incerte, ma se ne sarebbe stato a casa a leggere. E a lasciare che qualcun altro trovasse le sue risposte.
Lui però non era così.
Amava il suo paese, gli amici e la famiglia. Avrebbe lasciato tutto per tornare da loro.
Ma avrebbe perso se stesso.

'C'è un tempo per ogni cosa', pensava.
Ora era tempo di viaggiare.







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