Voleva andare a letto presto.
Aveva iniziato un tirocinio che lo teneva occupato dalle 9.30 alle 18, tutti i giorni dal lunedì al venerdì.
Il weekend continuava a lavorare nel ristorante che considerava ormai una seconda casa.
La stanchezza si faceva sentire e voleva solo chiudere gli occhi ed essere riposato per il mattino seguente.
Ma era da 4 giorni che si chiedeva quali immagini potessero fargli capire cos'era l'amore.
E quando ricevette quell'email, non poté non aggiungere una cosa all'elenco. Quell'email riprendeva un rapporto epistolare che neanche lui sapeva come e perché era iniziato.
Ma era stato interrotto per qualche tempo. Ma non era morto.
Per lui l'amore è:
- la mamma che ti porta la minestrina calda a letto quando sei malato
- è sempre la mamma che ti fa gli impacchi di acqua fredda con un fazzoletto ricamato quando hai la febbre alta
- è la foto di tuo fratello, quand'era piccolo, vicino a tua padre, quando c'era, in riva al mare
- sei tu che ti svegli al mattino con la faccia piena di sonno, ma ti sorridi allo specchio e ti prepari per uscire
- sei tu pieno di limiti e lo stesso ce la metti tutta
- è la tua amica che mette il suo cuore, le paure, l'ansia per il futuro e tutto ciò che c'è di positivo nel suo presente in e-mail
- è la tua amica che ti manda la foto di un esame di Giapponese provato diverse volte e finalmente passato, perché vuole condividere con te quel momento
- è la tua amica che ti manda tutte le sere la buona notte
- è la tua amica che ti scrive inbox chilometriche solo per sforgarsi, perché solo con te lo può fare
- è il ricordo di un'amica o un amico che ti ha ferito eppure ancora la/o pensi
Londra 2013.
Così diversa da Londra 2011.
O Londra 2012.
Londra la odiava, nel 2011, ma ancor di più nel 2012.
Londra era la città in cui si era ritrovato per forza.
Era la città che lo teneva lontano dal Giappone.
Perché si era reso conto di quanto amava quel paese solo quando aveva perso la possibilità di viverci.
E così per tenere vivo l'amore per il Sol Levante aveva iniziato a far crescere l'odio per la Grande Mela Europea.
L'amore non era qualcosa che andava cercato nell'odio.
L'amore non era qualcosa che andava cercato fuori,
ma qualcosa che andava cercato dentro di sé.
Ma che poi veramente l'amore fosse qualcosa non ce n'era prova.
Che potesse essere definito 'qualcosa'.
Suonava così male.
Forse l'amore è:
lunedì 28 gennaio 2013
lunedì 14 gennaio 2013
Ancore.
Perché le ancore nell'oceano le lanciano un po' tutti.
Le lanciano pensando a una persona che amano.
La lanciano per saldarsi al fondo marino e non muoversi.
La lanciano sperando che la persona a cui si pensava mentre la si lanciava, quell'ancora, sarebbe tornata per tirarla a bordo e ripartire per quel viaggio iniziato insieme.
E le onde del mare si muovono lente, e danno l'impressione che la nave proceda per la sua rotta.
In realtà stanno semplicemente ondeggiando in quel mare placido che sperano vivamente diventi violento con il ritorno della persona amata. Pronti a salpare per un nuovo mare più calmo, assieme.
Lui aveva lanciato molte ancore.
Alcune, a malincuore, le aveva ripescate lui stesso. Quelle persone, a cui quelle ancore appartenevano, non sarebbero tornate, per diversi motivi.
Strade che si dividono.
Incomprensioni.
Litigi.
Morti.
Lui sapeva che comunque le avrebbe conservate. Lui, le cose preziose, le conservava. Sempre.
Ma forse la nuova luce e il calore che proveniva da essa, gli stavano dando nuova forza.
Si sentiva diverso. Leggero.
Profondo e sognatore come non lo era da tempo.
Non sapeva quanto questo sarebbe durato.
Eppure un'ancora era appena stata recuperata.
E questa volta non era stato lui.
Girandosi di scatto,
vide una persona che aveva amato,
che con un sorriso,
e qualche lacrima,
un ti voglio bene detto sussurrando,
guardandolo negli occhi,
finiva di adagiare l'ancora sul ponte.
Stanchi, si diedero la buonanotte.
La nave era stata liberata di un peso.
Quest'anno le cose stavano cambiando.
O semplicemente lui stava aprendo gli occhi, e il cuore...
Le lanciano pensando a una persona che amano.
La lanciano per saldarsi al fondo marino e non muoversi.
La lanciano sperando che la persona a cui si pensava mentre la si lanciava, quell'ancora, sarebbe tornata per tirarla a bordo e ripartire per quel viaggio iniziato insieme.
E le onde del mare si muovono lente, e danno l'impressione che la nave proceda per la sua rotta.
In realtà stanno semplicemente ondeggiando in quel mare placido che sperano vivamente diventi violento con il ritorno della persona amata. Pronti a salpare per un nuovo mare più calmo, assieme.
Lui aveva lanciato molte ancore.
Alcune, a malincuore, le aveva ripescate lui stesso. Quelle persone, a cui quelle ancore appartenevano, non sarebbero tornate, per diversi motivi.
Strade che si dividono.
Incomprensioni.
Litigi.
Morti.
Lui sapeva che comunque le avrebbe conservate. Lui, le cose preziose, le conservava. Sempre.
Ma forse la nuova luce e il calore che proveniva da essa, gli stavano dando nuova forza.
Si sentiva diverso. Leggero.
Profondo e sognatore come non lo era da tempo.
Non sapeva quanto questo sarebbe durato.
Eppure un'ancora era appena stata recuperata.
E questa volta non era stato lui.
Girandosi di scatto,
vide una persona che aveva amato,
che con un sorriso,
e qualche lacrima,
un ti voglio bene detto sussurrando,
guardandolo negli occhi,
finiva di adagiare l'ancora sul ponte.
Stanchi, si diedero la buonanotte.
La nave era stata liberata di un peso.
Quest'anno le cose stavano cambiando.
O semplicemente lui stava aprendo gli occhi, e il cuore...
sabato 12 gennaio 2013
Che cos'è un viaggiatore?
E' qualcosa di difficile da descrivere.
Ce ne sono di diversi tipi.
Ma forse possono si possono identificare due grandi categorie:
- chi parte e lascia tutto
- chi parte e non lascia niente
C'è chi parte con l'amaro in bocca, sapendo che gli affetti, le situazioni e le persone che ama dovranno andare avanti senza di lei/lui.
C'è chi parte perché non ha nulla da perdere, perché crede che nel posto in cui è nata/o e cresciuta/o non ci sia più niente per lei/lui.
C'è chi su un aereo pensa a non partire più, perché ogni volta brucia il cuore.
C'è chi su un aereo pensa che non tornerà più, perché il cuore non le/gli brucia più.
C'è chi viaggia per costruirsi un futuro.
C'è chi viaggia per distruggere il proprio passato.
C'è chi vuole scoprire nuovi luoghi, per scoprire lati di sé che non conosceva.
C'è chi vuole dimenticare il luogo di origine, e un luogo vale l'altro per ricominciare.
C'è chi lo fa perché deve.
C'è chi lo fa per fuggire.
C'è chi lo fa per amore.
C'è chi lo fa per odio.
E c'era lui. Lui che non sapeva ancora se tutti i viaggi fatti - e quelli ancora da fare - lo avrebbero portato da qualche parte. Conosceva persone che usavano i viaggi come scuse per fuggire da realtà troppo opprimenti; e conosceva chi come lui lo faceva perché voleva trovare nelle esperienze in altri paesi risposte a domande profonde. Lui stesso era stato accusato di viaggiare per fuggire da una realtà che non riusciva a sopportare. Dopo i suoi viaggi aveva capito che quell'accusa era priva di fondamento. Se avesse potuto realizzare quello che voleva nel suo paese, non si sarebbe mosso così tanto, non avrebbe abbandonato strade sicure per quelle incerte, ma se ne sarebbe stato a casa a leggere. E a lasciare che qualcun altro trovasse le sue risposte.
Lui però non era così.
Amava il suo paese, gli amici e la famiglia. Avrebbe lasciato tutto per tornare da loro.
Ma avrebbe perso se stesso.
'C'è un tempo per ogni cosa', pensava.
Ora era tempo di viaggiare.
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lunedì 7 gennaio 2013
Fortezza di cera.
Negli ultimi 5 anni, di eventi, situazioni e persone ne erano passati nella sua vita.
Molti avevano lasciato un segno, qualcuno semplicemente era passato.
Lui però portava tutto dentro.
E passo dopo passo ispessiva quell'involucro, quel guscio che stava creando attorno a lui.
Era una mossa astuta per tenere lontano il dolore.
Era una mossa stolta perché nessun sentimento o emozione lo potevano toccare nel profondo.
Ma era una costruzione che aveva iniziato, per lo più senza rendersene conto, e che sembrava non smettere di crescere.
Lui era là dentro, e ben poca luce poteva giungervi.
Tutto ciò che era stato di lui, tra un sorriso e l'altro, era andato svanendo, lasciando un semplice alone in superficie fatto di ricordi, il tutto avvolto dal vuoto.
I giorni,
i mesi,
gli anni
passavano,
e il suo non era più un vivere, quanto un sopravvivere,
evitando una possibile emozione, lanciando lontano un dolore che lo dilaniava da dentro.
Ma aveva deciso:
aggiungere dolore al dolore era come aggiungere benzina al fuoco; era meglio evitare tutto ciò che poteva provocargli qualunque tipo di sofferenza, anche se questo significava rinunciare a tutto ciò che di positivo il mondo poteva offrirgli.
Non aveva più importanza ormai: pur di non sentire più niente avrebbe rinunciato a tutto.
Non che non provasse più sentimenti, amici e famigliari erano sempre presenti nella sua mente e soprattutto nel suo cuore, ma nulla di più.
Nessuno avrebbe potuto valicare quello strato che era diventato muro, e infine fortezza.
O almeno così credeva.
Perché quello che non sapeva era che il suo inconscio lo aveva avvolto in strati di cera, sempre più fitti, sempre più spessi, ma di cera si trattava.
Capodanno 2012.
Il 31 Dicembre era giunto senza troppi intoppi.
E lui era pronto per stare tranquillo, tra amici che non vedeva da un po', in quel di Trento.
Molto successe nella tranquillità della serata, passata tra vini, cibi e musica.
Giochi infantili risvegliano in lui un'anima persa.
Qualcosa che era convinto avesse per sempre lasciato:
la Leggerezza.
Prendere quel che veniva, goderne e tranne energia.
Ne aveva sentita la mancanza.
E poi,
un calore vicino, morbido e sconosciuto.
Lo stava sentendo, qualcosa stava accadendo, in lui e attorno a lui.
Una notte in cui la fortezza di cera aveva iniziato a sciogliersi,
strato
dopo
strato.
Il giorno dopo, un po' frastornato, prese un treno per tornare a casa.
In quel momento si rese conto di aver costruito una fortezza di cera.
Ma perché di cera?
Un giorno a casa, e poi di nuovo su un altro treno.
Direzione: Milano.
La sua vita era una valigia.
La sua amica era tornata dal Giappone per le vacanze di Natale. Nessuna occasione migliore per ritrovarsi dopo un anno di distanza. Quattro giorni all'insegna delle risate e dei discorsi profondi.
Nonostante la differenza di situazioni in cui si trovavano, per via dei luoghi e delle persone da cui erano circondati, c'era sempre qualcosa che si rassomigliava nei loro racconti e nel periodo temporale in cui accadevano. Alla fine la loro amicizia era nata quando entrambi erano stati lasciati, e la rassomiglianza nelle loro vite era evidente sin dall'inizio.
Un'Epifania continua, un perpetuo riscoprirsi e ritrovarsi.
Capire che parti di sé che si credevano morte erano ancora vive,
ma cristallizzate in 5 anni di strati di cera.
Ma quella cera aveva iniziato a sciogliersi, e quel processo procedeva, lento ma inesorabile.
E poi un bambino cammina sul marciapiede, il padre lo tiene per mano.
Sorride senza sosta, un berretto invernale gli copre la piccola testa.
Saltella, vive in un mondo che agli adulti non è più permesso di vivere, perché hanno smesso di sperare.
'Vorrei di nuovo quell'innocenza, quel pensare che ci sarà sempre qualcuno a tenerti per mano.', dice Lui.
'Già.', risponde Lei mano ferma al volante e si sporge un po' in avanti per vedere quel bambino portato per mano dal padre.
Due sospiri in una Nissan Micra gialla in attesa al semaforo rosso in direzione Stazione Centrale, Milano.
Un altro treno.
Un altro pensiero.
L'unica cosa che gli sta a cuore adesso è mantenere quel calore vivo.
Ha provato a nasconderlo, a chiuderlo, a dimenticarlo.
Ha provato ad essere forte, debole, deciso, insicuro.
L'unica cosa che non ha provato è continuare ad essere se stesso, non importa cosa accada.
Chiudersi in gabbie prive di dolore e amore, lo aveva capito, non era per lui.
Era pronto a soffrire.
Era pronto ad amare.
Questo è il suo buon proposito.
Tornare a sorridere,
sorridere per davvero.
Molti avevano lasciato un segno, qualcuno semplicemente era passato.
Lui però portava tutto dentro.
E passo dopo passo ispessiva quell'involucro, quel guscio che stava creando attorno a lui.
Era una mossa astuta per tenere lontano il dolore.
Era una mossa stolta perché nessun sentimento o emozione lo potevano toccare nel profondo.
Ma era una costruzione che aveva iniziato, per lo più senza rendersene conto, e che sembrava non smettere di crescere.
Lui era là dentro, e ben poca luce poteva giungervi.
Tutto ciò che era stato di lui, tra un sorriso e l'altro, era andato svanendo, lasciando un semplice alone in superficie fatto di ricordi, il tutto avvolto dal vuoto.
I giorni,
i mesi,
gli anni
passavano,
e il suo non era più un vivere, quanto un sopravvivere,
evitando una possibile emozione, lanciando lontano un dolore che lo dilaniava da dentro.
'DONNA:
C'era un silenzio terribile.
Intorno crepitava un fuoco
freddo. Dissi:
lo sapevo. Questa notte
sareste venuti. Pensai:
dunque vieni, Caos!'
('Caduto fuori dal tempo', Grossman D.)
Ma aveva deciso:
aggiungere dolore al dolore era come aggiungere benzina al fuoco; era meglio evitare tutto ciò che poteva provocargli qualunque tipo di sofferenza, anche se questo significava rinunciare a tutto ciò che di positivo il mondo poteva offrirgli.
Non aveva più importanza ormai: pur di non sentire più niente avrebbe rinunciato a tutto.
Non che non provasse più sentimenti, amici e famigliari erano sempre presenti nella sua mente e soprattutto nel suo cuore, ma nulla di più.
Nessuno avrebbe potuto valicare quello strato che era diventato muro, e infine fortezza.
O almeno così credeva.
Perché quello che non sapeva era che il suo inconscio lo aveva avvolto in strati di cera, sempre più fitti, sempre più spessi, ma di cera si trattava.
Capodanno 2012.
Il 31 Dicembre era giunto senza troppi intoppi.
E lui era pronto per stare tranquillo, tra amici che non vedeva da un po', in quel di Trento.
Molto successe nella tranquillità della serata, passata tra vini, cibi e musica.
Giochi infantili risvegliano in lui un'anima persa.
Qualcosa che era convinto avesse per sempre lasciato:
la Leggerezza.
Prendere quel che veniva, goderne e tranne energia.
Ne aveva sentita la mancanza.
E poi,
un calore vicino, morbido e sconosciuto.
Lo stava sentendo, qualcosa stava accadendo, in lui e attorno a lui.
Una notte in cui la fortezza di cera aveva iniziato a sciogliersi,
strato
dopo
strato.
Il giorno dopo, un po' frastornato, prese un treno per tornare a casa.
In quel momento si rese conto di aver costruito una fortezza di cera.
Ma perché di cera?
Un giorno a casa, e poi di nuovo su un altro treno.
Direzione: Milano.
La sua vita era una valigia.
La sua amica era tornata dal Giappone per le vacanze di Natale. Nessuna occasione migliore per ritrovarsi dopo un anno di distanza. Quattro giorni all'insegna delle risate e dei discorsi profondi.
Nonostante la differenza di situazioni in cui si trovavano, per via dei luoghi e delle persone da cui erano circondati, c'era sempre qualcosa che si rassomigliava nei loro racconti e nel periodo temporale in cui accadevano. Alla fine la loro amicizia era nata quando entrambi erano stati lasciati, e la rassomiglianza nelle loro vite era evidente sin dall'inizio.
Un'Epifania continua, un perpetuo riscoprirsi e ritrovarsi.
Capire che parti di sé che si credevano morte erano ancora vive,
ma cristallizzate in 5 anni di strati di cera.
Ma quella cera aveva iniziato a sciogliersi, e quel processo procedeva, lento ma inesorabile.
E poi un bambino cammina sul marciapiede, il padre lo tiene per mano.
Sorride senza sosta, un berretto invernale gli copre la piccola testa.
Saltella, vive in un mondo che agli adulti non è più permesso di vivere, perché hanno smesso di sperare.
'Vorrei di nuovo quell'innocenza, quel pensare che ci sarà sempre qualcuno a tenerti per mano.', dice Lui.
'Già.', risponde Lei mano ferma al volante e si sporge un po' in avanti per vedere quel bambino portato per mano dal padre.
Due sospiri in una Nissan Micra gialla in attesa al semaforo rosso in direzione Stazione Centrale, Milano.
Un altro treno.
Un altro pensiero.
L'unica cosa che gli sta a cuore adesso è mantenere quel calore vivo.
Ha provato a nasconderlo, a chiuderlo, a dimenticarlo.
Ha provato ad essere forte, debole, deciso, insicuro.
L'unica cosa che non ha provato è continuare ad essere se stesso, non importa cosa accada.
Chiudersi in gabbie prive di dolore e amore, lo aveva capito, non era per lui.
Era pronto a soffrire.
Era pronto ad amare.
Questo è il suo buon proposito.
Tornare a sorridere,
sorridere per davvero.
...
Perché di cera?
Perché aspettava che qualcuno con il proprio calore, avesse abbastanza coraggio da sciogliere quella fortezza e arrivargli dentro al cuore.
Lui era pronto ad amarsi.
Lui era pronto ad amare.
Di nuovo, e sperava per sempre.
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