mercoledì 14 novembre 2012

26 Febbraio 2008

Perdersi, Trovarsi, Restare se stessi.

Martedì 26 Febbraio 2008, Venezia.
Ore 7.30 del mattino.
La sveglia suona.
Lui si alza e il cellulare in silenzioso segnala già tre chiamate perse e un messaggio.
Sono tutte di sua madre.
Il messaggio dice di rispondere al telefono.
Una telefonata.
Sua madre.
Di nuovo.
'I. prendi un po' di cose, qualche vestito. Devi stare a casa per qualche giorno. Papà ha avuto un incidente, nulla di preoccupante. Però fai veloce. Vieni verso la stazione. Ci vediamo lì'
Lui non replica. La voce di sua madre è decisa, ma sente che c'è della malinconia.
La sua amica, nonché coinquilina, si sta preparando e lo guarda preoccupata.
Spiega la situazione, è già vestito e pronto ad uscire.
Un bacio sulla guancia ed è giù in strada, di corsa, verso la stazione.
Incontra sua madre e sua zia.
Sua madre è pallida, e ha ovviamente pianto.
Sua zia ha la stessa aria da funerale.
Lui cammina e l'unica cosa che continua a domandare è 'Come sta? Cos'è successo?'.
Non ci sono risposte, solo una madre avvolta in un piumino che cammina veloce, e una zia che la segue con lo sguardo attento della sorella maggiore. Lui è dietro, qualcosa non gli quadra.

Se avesse guardato la televisione la sera prima la situazione sarebbe stata ancora più tragica.
E' stata una notizia andata sui telegiornali, nonché sui giornali regionali e non.

Camminando, quasi correndo, arrivano tutti e tre a piazzale Roma.
La giornata è uggiosa e chiama pioggia.
Sale in una macchina che non riconosce.
Ci sono troppi parenti.
Lo guardano tutti.
Qualcuno ha un bicchiere che contiene un liquido trasparente.
Nessuno dice niente.
'E' morto?' chiede.
Sua madre scoppia a piangere.
Il bicchiere arriva alla sua mano- il liquido trasparente è un calmante - il viso è già rigato dalle lacrime.
Scende dalla macchina, il senso di nausea è fortissimo, e l'unica cosa che riesce a dire, singhiozzando è: 'Non è giusto!'.
Tutto il resto è lacrime amare, e il vuoto che si espande dentro di lui.

E mentre è a scuola, ridendo con una ragazza, lei usa due parole: tragedie familiari.
E quella mattina, di un febbraio che sembra lontana decenni, riaffiora.
Lui ride, ma il vuoto che si è creato quel martedì mattina è sempre presente.
Ci pensa, e arriva alla conclusione che per affrontare quello che lei dice essere tragedie familiari, ci sono tre modi:
perdersi,
trovarsi,
restare se stessi.

Lui si era perso,
ritrovato,
e rimasto sempre se stesso.

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