Era tornato a casa da due giorni.
Non viveva con la sua famiglia, non perché non si trovasse bene, tutt'altro, ma aveva scelto un percorso che per essere seguito richiede dei viaggi e una vita all'estero.
Così aveva prima provato il trasferimento nel lontano Oriente, in quel paese che ama, in quella metropoli da 16 milioni di abitanti: Tokyo. Tentativo sfortunato: un terremoto e una crisi nucleare lo spinsero a tornare a casa dopo tre mesi.
E così si trasferì nella Mela Europea, Londra.
Ormai era più di un anno che viveva in quella città grigia e uggiosa.
Aveva un lavoro a contatto con i giapponesi che gli permetteva di tenere viva quella lingua che aveva studiato all'università e stava frequentando un master per espandere le sue conoscenze.
Ma al momento si trovava nella sua città, nella sua vecchia casa, con la sua famiglia. E così sarebbe stato per i 20 giorni successivi.
In quel momento, mentre si preparava uno spuntino pomeridiano, un pensiero si materializzò nella sua mente. Nulla di troppo sconvolgente o scioccante. Era come se ci fosse sempre stato nel suo subconscio ma solo ora era emerso chiaro abbastanza per essere compreso.
Il ruolo che stava ricoprendo era qualcosa che 4 anni prima era già stato deciso, e che lui aveva di buon grado accettato di seguire. Forse il copione poteva essere interpretato, ma il ruolo non poteva essere cambiato. Suo fratello aveva un ruolo completamente diverso dal suo, e anche quel ruolo era stato deciso 4 anni prima.
Non era qualcosa che avevano deciso di loro spontanea volontà: sono apparsi i copioni, e loro hanno iniziato ad agire di conseguenza. Nessuno dei due era il più importante, avevano esattamente lo stesso peso, e miravano allo stesso scopo: rende la vita della loro madre qualcosa di più semplice da sopportare.
Il più grande avrebbe proseguito gli studi, e mentre cercava di realizzare i suoi sogni, persi, ritrovati, modificati avrebbe dato modo a lei di essere orgogliosa di quello che lui stava cercando di realizzare. Il più piccolo le sarebbe stato accanto per rendere l'assenza più semplice da sopportare, per quanto possibile.
E mentre finiva di mangiare quello spuntino, pensava a quanto le loro storie fossero in continua evoluzione.
Chi sa dove sarebbero arrivati.
Chi sa se il domani sarebbe stato più leggero...
O più pesante.
Ma l'unico modo che avevano per scoprirlo era andare avanti.
Non avrebbero potuto cancellare il passato, ma avrebbero potuto rinascere in una qualche nuova forma nel loro futuro...
...Una forma la cui costante è la serenità.
"'Cosa dovrei fare?' gli chiese in tutta onestà Abigail.
'Di cosa?'
'Di me, della mia vita, di ciò che mi è rimasto.'
Lui ci pensò su per un po', prima di rispondere. Il pesce continuava a dibattersi. 'Ricordo la prima volta che ho sentito dire che le uniche cose sicure nella vita sono la morte e le tasse. Ho sempre pensato che volesse dire che io sarei morto e che io avrei dovuto pagare le tasse. C'è voluto del tempo perché la mia capoccia arrivasse a capire che ciò che significava davvero era che nessuno vive senza perdere qualcuno a cui tiene. Non sai quando dovrai andartene né quando qualcuno a cui vuoi bene dovrà farlo. Quello che puoi fare è sperare che succeda il più tardi possibile.'"
('Parole sulla Sabbia', Ellen Block)
tu sei speciale, per il tuo passato e per il tuo futuro..Bastano cinque minuti per stare bene con te, anche dopo anni che non ci si vede, basta davvero poco perchè tu riesci sempre a tirar su le persone, a dare speranza , una forma una luce a dei progetti!I tuoi familiari saranno fieri di te per il tuo lavoro super figo che farai ma soprattutto per quello che sei ivan, per la costanza e la tenacia nel scegliere il tuo futuro, non mollando mai la presa ...
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