Perdersi, Trovarsi, Restare se stessi.
Martedì 26 Febbraio 2008, Venezia.
Ore 7.30 del mattino.
La sveglia suona.
Lui si alza e il cellulare in silenzioso segnala già tre chiamate perse e un messaggio.
Sono tutte di sua madre.
Il messaggio dice di rispondere al telefono.
Una telefonata.
Sua madre.
Di nuovo.
'I. prendi un po' di cose, qualche vestito. Devi stare a casa per qualche giorno. Papà ha avuto un incidente, nulla di preoccupante. Però fai veloce. Vieni verso la stazione. Ci vediamo lì'
Lui non replica. La voce di sua madre è decisa, ma sente che c'è della malinconia.
La sua amica, nonché coinquilina, si sta preparando e lo guarda preoccupata.
Spiega la situazione, è già vestito e pronto ad uscire.
Un bacio sulla guancia ed è giù in strada, di corsa, verso la stazione.
Incontra sua madre e sua zia.
Sua madre è pallida, e ha ovviamente pianto.
Sua zia ha la stessa aria da funerale.
Lui cammina e l'unica cosa che continua a domandare è 'Come sta? Cos'è successo?'.
Non ci sono risposte, solo una madre avvolta in un piumino che cammina veloce, e una zia che la segue con lo sguardo attento della sorella maggiore. Lui è dietro, qualcosa non gli quadra.
Se avesse guardato la televisione la sera prima la situazione sarebbe stata ancora più tragica.
E' stata una notizia andata sui telegiornali, nonché sui giornali regionali e non.
Camminando, quasi correndo, arrivano tutti e tre a piazzale Roma.
La giornata è uggiosa e chiama pioggia.
Sale in una macchina che non riconosce.
Ci sono troppi parenti.
Lo guardano tutti.
Qualcuno ha un bicchiere che contiene un liquido trasparente.
Nessuno dice niente.
'E' morto?' chiede.
Sua madre scoppia a piangere.
Il bicchiere arriva alla sua mano- il liquido trasparente è un calmante - il viso è già rigato dalle lacrime.
Scende dalla macchina, il senso di nausea è fortissimo, e l'unica cosa che riesce a dire, singhiozzando è: 'Non è giusto!'.
Tutto il resto è lacrime amare, e il vuoto che si espande dentro di lui.
E mentre è a scuola, ridendo con una ragazza, lei usa due parole: tragedie familiari.
E quella mattina, di un febbraio che sembra lontana decenni, riaffiora.
Lui ride, ma il vuoto che si è creato quel martedì mattina è sempre presente.
Ci pensa, e arriva alla conclusione che per affrontare quello che lei dice essere tragedie familiari, ci sono tre modi:
perdersi,
trovarsi,
restare se stessi.
Lui si era perso,
ritrovato,
e rimasto sempre se stesso.
mercoledì 14 novembre 2012
martedì 23 ottobre 2012
Trip.
Perché un viaggio si fa per scappare da una realtà che ci opprime, che non ci piace, che non si riesce a sopportare.
Perché un viaggio si fa per capire chi siamo, per darsi delle risposte, o per cercare delle domande.
Perché alla fine tutti meritano di essere felici.
Perché sapeva che un giorno, anche lui, sarebbe stato felice.
Un giorno.
sabato 22 settembre 2012
Cemetery
In quel lasso di tempo che avrebbe passato a casa aveva avuto occasione di andare a trovare sua nonna.
Aveva bellissimi ricordi di lei: la domenica, come da tradizione familiare, era solito andare con mamma e papà a casa della nonna; lei indossava un vestito lungo a fiori col merletto cucito in fondo alla gonna. Ne ricordava uno in particolare, forse perché era quello che lei usava più spesso e le piaceva tanto: un vestito blu, i tre bottoni del colletto erano bianchi e solo il primo a partire dal basso era abbracciato alla sua asola, ricoperto di fiori bianchi. Gli occhiali appoggiati sul naso e sempre un sorriso sulle labbra. Ricordava ancora il suo pollo, piatto ricorrente della domenica: nessun pollo che lui avesse mangiato dopo quello ricordava lontanamente quello di sua nonna.
Lei permetteva al nipote tutto quello che voleva, anche dar fuoco ai ramoscelli secchi nel giardino di fronte casa, sotto il grande pino. Il grande pino sarebbe stato tagliato anni dopo.
Adesso la stava fissando, seduta in poltrona incapace di muoversi e di essere autosufficiente. La capacità da cuoca era andata persa con la capacità motoria nel lontano 1995. Quella fredda mattina di novembre, mentre in casa tutti si stavano preparando per uscire, chi per andare a scuola chi per andare al lavoro, il telefono squillò. Era la zia, chiamava per dire che nonna era stata rinvenuta a terra priva di sensi e che si trovava già su un'ambulanza verso l'ospedale. Sua nonna non sarebbe più stata la stessa dopo l'ictus.
E adesso che lui cercava di parlarle, lei muoveva lo sguardo dal vuoto a lui, da lui al vuoto. Non sapeva più riconoscere suo nipote. Non parlava più. Lo sguardo era imbarazzato.
Non voleva metterla sotto pressione, così si alzò dalla sedia su cui era seduto, le baciò la fronte e le sussurrò all'orecchio 'Ti voglio bene nonna.', prima di uscire da quella casa e seguire sua madre e suo fratello che avevano già raggiunto la macchina.
Lei era una persona importante per lui, gli ricordava suo padre, che da lì a poco avrebbe rivisto.
---
Arrivati, sua madre parcheggiò l'auto all'ingresso e tutti e tre scesero senza far troppo rumore.
Anche se aveva smesso di credere in quella religione, e forse anche in Dio, aveva pur sempre rispetto di quel luogo sacro, soprattutto perché lì lo avrebbe rivisto.
Vivendo all'estero le occasioni per andare in quel luogo erano molto rare, e andare lì era sempre un colpo allo stomaco, seguito da lacrime soffocate e un bacio su una parete fredda.
Mentre sua madre aveva in mano un fazzoletto per pulire l'epitaffio, e suo fratello fissava le due foto, lui andò a prendere l'acqua per innaffiare i fiori. Al suo ritorno sua madre aveva già finito di pulire ciò che c'era da pulire, e suo fratello era diretto alla macchina. Sua madre baciò le due fotografie, ripose il fazzoletto in borsa e disse 'Fai con comodo, noi siamo in macchina.' Annaffiò i fiori, accarezzò la foto in cui suo padre stava pescando con il volto rivolto verso l'obbiettivo, probabilmente perché richiamato da sua moglie. Già la pesca era la sua passione.
'Papà perché peschiamo i pescetti?' 'Così oggi avremo qualcosa da mangiare a pranzo.' E sorrise. Lui insistette 'Ma non fa male ai pescetti l'amo?' Suo padre lo guardò sempre sorridendo: 'In effetti può essere che faccia loro male, ma noi peschiamo perché può rilassare i nostri animi e perché così mangiamo qualcosa di diverso dal solito.' Il padre tornò a guardare le canne da pesca e il silenzio calò.
Anche in quel momento il cimitero era deserto e silenzioso, e realizzò di essere il solo in piedi davanti al loculo dove suo padre a 1,50 m da terra, in una bara, era stato sepolto 4 anni prima.
Il colpo allo stomaco arrivò, con le lacrime che soffocò in un sorriso appena accennato e come sempre baciò le fotografie prima di lasciare il cimitero.
Sapeva che suo padre viveva in lui e che non era lì che si trovava. Ma la fisicità di una persona viene a mancare molto spesso quand'è morta a coloro che sono rimasti. E lui non poteva non pensare che suo padre avrebbe dovuto essere a casa, e non in quel posto. Non aveva più rabbia, ma la solitudine provocata dal vuoto lasciato da suo padre era un peso che avrebbe gravato sulle sue spalle per il resto della sua vita.
Ne era sicuro, adesso che guardando fuori dalla finestra della sua camera di Londra, si chiedeva ancora una volta se un giorno la serenità, non più la felicità, sarebbe tornata a bussare alla sua porta.
venerdì 7 settembre 2012
Day
Era tornato a casa da due giorni.
Non viveva con la sua famiglia, non perché non si trovasse bene, tutt'altro, ma aveva scelto un percorso che per essere seguito richiede dei viaggi e una vita all'estero.
Così aveva prima provato il trasferimento nel lontano Oriente, in quel paese che ama, in quella metropoli da 16 milioni di abitanti: Tokyo. Tentativo sfortunato: un terremoto e una crisi nucleare lo spinsero a tornare a casa dopo tre mesi.
E così si trasferì nella Mela Europea, Londra.
Ormai era più di un anno che viveva in quella città grigia e uggiosa.
Aveva un lavoro a contatto con i giapponesi che gli permetteva di tenere viva quella lingua che aveva studiato all'università e stava frequentando un master per espandere le sue conoscenze.
Ma al momento si trovava nella sua città, nella sua vecchia casa, con la sua famiglia. E così sarebbe stato per i 20 giorni successivi.
In quel momento, mentre si preparava uno spuntino pomeridiano, un pensiero si materializzò nella sua mente. Nulla di troppo sconvolgente o scioccante. Era come se ci fosse sempre stato nel suo subconscio ma solo ora era emerso chiaro abbastanza per essere compreso.
Il ruolo che stava ricoprendo era qualcosa che 4 anni prima era già stato deciso, e che lui aveva di buon grado accettato di seguire. Forse il copione poteva essere interpretato, ma il ruolo non poteva essere cambiato. Suo fratello aveva un ruolo completamente diverso dal suo, e anche quel ruolo era stato deciso 4 anni prima.
Non era qualcosa che avevano deciso di loro spontanea volontà: sono apparsi i copioni, e loro hanno iniziato ad agire di conseguenza. Nessuno dei due era il più importante, avevano esattamente lo stesso peso, e miravano allo stesso scopo: rende la vita della loro madre qualcosa di più semplice da sopportare.
Il più grande avrebbe proseguito gli studi, e mentre cercava di realizzare i suoi sogni, persi, ritrovati, modificati avrebbe dato modo a lei di essere orgogliosa di quello che lui stava cercando di realizzare. Il più piccolo le sarebbe stato accanto per rendere l'assenza più semplice da sopportare, per quanto possibile.
E mentre finiva di mangiare quello spuntino, pensava a quanto le loro storie fossero in continua evoluzione.
Chi sa dove sarebbero arrivati.
Chi sa se il domani sarebbe stato più leggero...
O più pesante.
Ma l'unico modo che avevano per scoprirlo era andare avanti.
Non avrebbero potuto cancellare il passato, ma avrebbero potuto rinascere in una qualche nuova forma nel loro futuro...
...Una forma la cui costante è la serenità.
"'Cosa dovrei fare?' gli chiese in tutta onestà Abigail.
'Di cosa?'
'Di me, della mia vita, di ciò che mi è rimasto.'
Lui ci pensò su per un po', prima di rispondere. Il pesce continuava a dibattersi. 'Ricordo la prima volta che ho sentito dire che le uniche cose sicure nella vita sono la morte e le tasse. Ho sempre pensato che volesse dire che io sarei morto e che io avrei dovuto pagare le tasse. C'è voluto del tempo perché la mia capoccia arrivasse a capire che ciò che significava davvero era che nessuno vive senza perdere qualcuno a cui tiene. Non sai quando dovrai andartene né quando qualcuno a cui vuoi bene dovrà farlo. Quello che puoi fare è sperare che succeda il più tardi possibile.'"
('Parole sulla Sabbia', Ellen Block)
domenica 19 agosto 2012
Sorrow.
![]() |
| (found on http://29.media.tumblr.com/tumblr_lzb5hkMsLv1qhlym5o1_500.png ) |
Una settimana passata tra antibiotici e letto forzato grazie all'infezione alla gola che mi sono preso.
Tornare a lavoro dopo una settimana è stato rilassante e pieno di soddisfazioni.
Nella mia via, mentre camminavo verso casa dalla fermata dell'autobus, in una delle sere più calde che Londra abbia avuto quest'estate (se così si può chiamare la stagione che Londra sta attraversando!) ho notato le finestre aperte di una casetta al terzo piano.
Le luci erano spente, ma la TV accesa sparava i suoi raggi luminosi su tutte le pareti dell'appartamento.
Ascoltando la musica come spesso mi capita dopo lavoro, una ventata del passato mi ha travolto, colto alla sprovvista.
La brezza leggera che accarezzava il mio viso quella sera ha portato con sé una serie di ricordi che mi hanno lasciato tramortito per l'intera nottata disturbando il mio riposo.
Il ricordo più semplice è quello che ti lascia tramortito più a lungo.
Nella sua semplicità cerchiamo risposte per una vita presente che sia più facile da accettare. Non ne trovi. Quel ricordo è troppo semplice, e forse la domanda che ti stai ponendo, il bisogno che senti non ha risposta.
Puoi passare un'intera notte aggrappato a quel semplice ricordo, arrivare alle lacrime, ma al mattino nulla è cambiato.
Quindi ti dipingi uno di quei falsi sorrisi sulla faccia e ti prepari per uscire.
Così nessuno si preoccuperà se la notte passata hai dormito oppure no.
E ti fai riempire dai futili discorsi della giornata.
Ma anche stasera guardando fuori dalla finestra, continui a pensarci:
'Io rivoglio mio padre indietro, nulla del resto conta.
E se non posso averlo indietro, tutto il resto non sarà mai all'altezza!'
Che amarezza.
Domani sono 24. E io voglio solo averne 12 e pensare che tutto si possa aggiustare.
Anche la morte.
Perché un bambino non sa che dalla morte non c'è un ritorno.
Il desiderio di questo compleanno è avere 12 anni.
Mi sia concesso solo per questa volta...
Mi sia concesso solo per questa notte...
'If ever there is tomorrow when we're not together... there is something you must always remember. You are braver than you believe, stronger than you seem, and smarter than you think. But most important thing is, even if we're apart... I'll always be with you.'
(Winnie-the-Pooh, A.A. Milne)
martedì 31 gennaio 2012
Too fast
Everything around me is changing.
I've always been the person who leaves the place where is living to find something new, to learn something unknown, to meet new people, to know better himself.
But for the first time in my life, the people I've met until now are leaving, everybody for a different reason; still, they're leaving, the place they're living, working, and from my point of view,
me.
It's quite strange for me feeling this: I mean one used to leave the place, friends and family, not to be left behind others' lives.
It's tough.
It's a kind of new start, but the place is the same.
Not the people.
It's like...
It's like the last sentence left without an end.
Void.
I've always been the person who leaves the place where is living to find something new, to learn something unknown, to meet new people, to know better himself.
But for the first time in my life, the people I've met until now are leaving, everybody for a different reason; still, they're leaving, the place they're living, working, and from my point of view,
me.
It's quite strange for me feeling this: I mean one used to leave the place, friends and family, not to be left behind others' lives.
It's tough.
It's a kind of new start, but the place is the same.
Not the people.
It's like...
It's like the last sentence left without an end.
Void.
domenica 1 gennaio 2012
Nessun buon proposito.
Perchè quest'anno a differenza degli anni passati, non ho fatto alcuna lista di buoni propositi?
Nessuna lista di quello che mi auguro?
No, non è perchè credo che il mondo stia per finire, ma semplicemente perchè quest'anno non ho voglia di fare progetti.
Gli ultimi anni ho scritto mentalmente tutto quello che avrei voluto fare durante l'anno, come avrei voluto cambiare, che viaggi fare; insomma tutto quello che il nuovo anno ti concede di fare solo perchè è nuovo, ma che nel profondo sai non le farai, o magari le stai facendo ma qualcosa che non dipende da te, ti obbliga a cambiare piani.
Quindi non faccio La lista, e mi vivo tutto, giorno per giorno, cercando un equilibrio tra impegni e tempo libero, amici e famigliari, sorridendo anche nei momenti un po' meno felici.
E' inutile fare una lista di quello che ci si augura per un intero anno essendo uomini: siamo creature volubili, e i nostri bisogni cambiano a seconda della situazione che ci si presenta, delle persone che ci circondano, ma soprattutto da noi stessi.
Credo sia alquanto inutile prestabilire situazioni, atteggiamenti, luoghi e quant'altro perchè fra tre mesi, due settimane, mezza giornata le cose che vogliamo, gli scenari, i personaggi potrebbero essere totalmente diversi.
Quindi quest'anno cercherò semplicemente di vivere alla giornata, con uno sguardo al futuro certamente, ma gustando situazione per situazione, incontro per incontro, luogo per luogo.
Nulla sarà deciso anzitempo!
Forse questo è il mio unico proposito.
Nessuna lista di quello che mi auguro?
No, non è perchè credo che il mondo stia per finire, ma semplicemente perchè quest'anno non ho voglia di fare progetti.
Gli ultimi anni ho scritto mentalmente tutto quello che avrei voluto fare durante l'anno, come avrei voluto cambiare, che viaggi fare; insomma tutto quello che il nuovo anno ti concede di fare solo perchè è nuovo, ma che nel profondo sai non le farai, o magari le stai facendo ma qualcosa che non dipende da te, ti obbliga a cambiare piani.
Quindi non faccio La lista, e mi vivo tutto, giorno per giorno, cercando un equilibrio tra impegni e tempo libero, amici e famigliari, sorridendo anche nei momenti un po' meno felici.
E' inutile fare una lista di quello che ci si augura per un intero anno essendo uomini: siamo creature volubili, e i nostri bisogni cambiano a seconda della situazione che ci si presenta, delle persone che ci circondano, ma soprattutto da noi stessi.
Credo sia alquanto inutile prestabilire situazioni, atteggiamenti, luoghi e quant'altro perchè fra tre mesi, due settimane, mezza giornata le cose che vogliamo, gli scenari, i personaggi potrebbero essere totalmente diversi.
Quindi quest'anno cercherò semplicemente di vivere alla giornata, con uno sguardo al futuro certamente, ma gustando situazione per situazione, incontro per incontro, luogo per luogo.
Nulla sarà deciso anzitempo!
Forse questo è il mio unico proposito.
Iscriviti a:
Post (Atom)

