martedì 22 marzo 2011

Just can't get enough...





Tornato da una serata di chiacchiere sul passato con una vecchia amica,
tornato ad una realtà che ha smesso di appartenermi,
non riesco ad addormentarmi.
Sono qui nel letto di sempre, nella camera di sempre, nei pensieri di sempre.
Ho lasciato la mia città violentata da terremoti che non sembrano finire,
da una situazione climatica avversa ai soccorsi,
sotto nubi radioattive e radiazioni,
in balia di centrali nucleari che sembrano sull'orlo di esplodere.
Non so quanto di vero ci sia in ciò che telegiornali e stampa dicono e scrivono,
non so quanto pericolosa sia la situazione,
ma so quello che ho vissuto in prima persona.
So che l'11 marzo 2011 alle 15 ero a scuola e quando la terra ha cominciato a tremare ero tranquillo che facevo chiacchiere con un paio di compagni di corso. E per il primo minuto abbiamo riso e scherzato su quanto fosse normale un terremoto in Giappone. Beh abbiamo smesso di ridere quando aprendo la porta della stanza in cui eravamo per studiare abbiamo visto persone che cercavano di sorreggere mensole e armadi, e nel giro di qualche istante hanno abbandonato le postazioni per nascondersi sotto le scrivanie.
Quattro minuti interminabili,
fatti di sguardi impauriti,
di mani che si stringevano forti tra loro,
di pensieri sulla morte (ammetto, pensavo di non uscirne vivo).
Una città che lentamente si spegne,
negozi che chiudono,
metropolitane che chiudono,
treni e autobus che non corrono.
Passo la notte a scuola, con diversi compagni che non sanno come tornare a casa, proprio come me.
Scopro che c'è stato uno Tsunami.
E i terremoti continuano.
E iniziano le paure relative le centrali nucleari, quelle di Fukushima e Oginawa.
Oginawa si risolve, Fukushima no.
E passiamo un weekend di incertezze, dove l'ambasciata italiana ci rassicura sulla situazione, ma la situazione non si risolve.
Martedì 15, mentre sono all'ufficio immigrazione per fare un permesso che mi permetta di rientrare nel paese, giunge la notizia che alle sei del mattino vi è stata un'esplosione dovuta ad una fuoriuscita di idrogeno a Fukushima. La mia amica Ale chiama l'ambasciata, dopo mille tentativi rispondono, riaggancia, piange. Le chiedo cose le hanno detto.
'La situazione è grave. Se vi è possibile (e se non mi fosse possibile?) lasciate quanto prima il paese.'
Paura.
Angoscia.
Se non sapevo cosa fare fino a quel momento, beh lì ho avuto un'epifania.
Recuperiamo i passaporti senza il permesso di rientro,
ci dirigiamo a casa,
facciamo le valige,
mangiamo qualcosa,
e aspettiamo che passi la notte.
Ennesima notte di terremoti.
Ennesima notte insonne.
Partiamo alle 4.30 del mattino,
con tutta la nostra vita dentro qualche bagaglio,
chiudiamo la porta di casa,
e lascio che il mio futuro, ancora una volta, si frantumi.
Tokyo mi manchi,
questo post è per te,
per tutti coloro che c'erano,
e per tutti quelli che adesso non ci sono più.