Mancano 3 giorni e saranno sei mesi che vivo a Londra.
Manca una settimana e tornerò in Italia per le vacanze natalizie.
L'altra sera ero a casa di Ale, la mia amica con cui ho condiviso l'esperienza giapponese da gennaio a marzo, e stavamo riguardando le foto e i video del nostro viaggio, i cui preparativi venivano conclusi proprio un anno fa.
E ci siamo resi conto di quanto, in una manciata di mesi, siamo cambiati, e con noi i nostri piani.
Se devo essere sincero, gli ultimi mesi non sono stati per niente piacevoli.
Ho passato la maggior parte del mio tempo a lamentarmi, a demolirmi emotivamente e fisicamente, invece di cercare di reagire e fare qualcosa di interessante per uscire dallo stato comatoso in cui ero.
Se posso dire qualcosa a mia discolpa, è che quando pianifichi la tua vita, per cercare di darle un senso, cercando di darle la forma che possa adattarsi al meglio alla tua persona, e poi vedi tutto distrutto nel giro di una settimana, senza possibilità di replica, ti sembra che tutto quello che hai fatto fin quel momento sia stato del tutto inutile; ogni singolo sforzo scompare, ogni piccola vittoria non vale più nulla, tutti i traguardi raggiunti sembra che debbano essere ripetuti nuovamente.
E invece di vedere nuove oppurtunità di fronte a te, l'unica cosa che cogli è una spirale nera il cui centro è solo un buco in cui, giorno dopo giorno, finisci per sprofondare sempre di più.
Conclusione: dove ero finito in tutto questo tempo?
Per quanto di primo impatto io sembrassi contento di quello che stessi facendo, dando l'impressione che le cose andassero per il verso giusto, le persone che veramente ci tengono a me, si rendevano conto che io ero tutto tranne che me stesso.
Forse avevo solo bisogno di tempo per assorbire il colpo, e rendermi conto che adesso, devo fare altre esperienze, e migliorare alcuni lati di quello che sono, e mettere in pausa quello che quest'anno avevo previsto di fare.
Alla fine c'è sempre tempo per reinventarsi, dare un nuovo taglio alla propria vita, e cogliore tutte le opportunità che ci si presentano.
E tutto questo ti capita un giorno, appena alzato, senza un perchè: rivedi tutto quello che hai vissuto, e a quante energie tu abbia sprecato a lottare contro qualcosa che in realtà esisteva solo nella tua testa; ma capisci che questo non sei tu, che quello che vuoi è ancora lontano dall'essere ottenuto, ma sai di avere tutte le carte per poter giocare questa partita, e vincerla. Il tempo per raggiungere l'obbiettivo non ti spaventa, sai che puoi farcela, ma ultimamente l'avevi perso di vista, quell'obbiettivo, e le forze ti erano venute meno.
A volte capita così.
Non c'è un perchè, ma sai solo che vuoi cambiare le cose.
O quanto meno cercare di essere sempre te stesso, lottando duramente, e non facendoti regalare niente da nessuno, pronto ad affrontare altri momenti di sconforto, ma sfoderando il miglior sorriso di cui sei capace.
Ed è così che alla fine ritorni sui tuoi passi.
E le cose capitano da sé.
Un messaggio mentre lavori.
Di una persona da cui non ti saresti aspettato un'azione così improvvisa, non dopo 4 mesi che non vi sentivate.
'So che ti sembrerà saltare fuori dal nulla, ma ti va di vederci per un caffè e quattro chicchiere?'.
Questo il succo del messaggio.
Boh è stato qualcosa di molto piacevole.
E stranamente poco imbarazzante.
Ti aspettavi lunghi silenzi che non sapevi come riempire.
Invece è stato un semplice raccontarsi.
A volte basta tornare a sorridere,
per vedere le cose cambiare più velocemente di quello che crediamo possibile.
lunedì 12 dicembre 2011
domenica 20 novembre 2011
Il viaggio continua...
Sono qui,
sdraiato sul letto,
appena finito di vedere una puntata di una serie che sto seguendo.
Penso a quanto oggi io sia stato bene,
alla poca gente che è venuta a mangiare al ristorante giapponese in cui lavoro,
e al fatto che due clienti giapponesi, a orari diversi, con età diverse,
si siano complimentati per il mio giapponese.
Ammetto che questa cosa mi rende veramente orgoglioso di quello che sto facendo,
e mi fa riflettere sul fatto che forse, adesso,
un po' più di fiducia in me la posso avere.
Ma aldilà del mio momento gioioso per questi due avvenimenti,
ancora una volta mi ritrovo a pensare a tutte le persone che sono uscite dalla mia vita,
e questa volta una relazione amorosa e una relazione di amicizia,
entrambe le credevo prive di quella banale data di scadenza che contrassegna le relazioni umane.
Beh la relazione d'amore merita di essere trattata perchè è stata la prima che io abbia mai avuto,
quella che mi ha dato la speranza che anche per me ci fosse la persona giusta,
che ci fosse qualcuno che tenesse a me, che non fosse amico o parente s'intende.
E la mia amicizia è con quella ragazza insicura, che però ho visto crescere,
cambiare, che cercava di capirsi,
finchè quest'estate le nostre strada si sono divise.
E' strano pensare alle relazioni che finiscono lo so,
ma se ci penso,
ho investito in entrambe molto di me stesso.
E sia chiaro nessun rimpianto assolutamente,
rifarei tutto di nuovo.
Ma la cosa che le accumana, e sono piuttosto certo della cosa,
è che entrambe le persone di cui sto parlando hanno avuto un cambiamento da quando la relazione che avevano con me è terminata.
Dell'ex lo so perchè adesso sta con un'altra persona che conosco,
e so che le cose vanno molto bene tra loro.
Finalmente ha trovato quello che cercava,
e se ve lo state chiedendo, no non sono io.
Ma sono sicuro, che in qualche modo,
la mia persona un po' l'abbia curato,
e gli abbia dato la speranza di trovare qualcuno che lo completi.
Per quanto riguarda la mia amicizia,
non abbiamo più avuto modo di parlare,
o incontrarci,
perché nessuno dei due ha avuto l'intenzione di farlo,
ed è giusto che sia così.
Ma continuo a leggere il suo blog,
che ha cambiato nome,
che ha cambiato stile,
ma lei rimane sempre lei,
solo che adesso sta cercando di vivere la sua vita.
E adesso è alla ricerca di ciò che realmente la possa rendere felice.
Ed ancora una volta io non ci sono.
Non lo so ma sembra che le persone cambino,
dopo di me.
Era qualcosa di cui parlavo proprio con la mia amica,
nel passato, riferendomi per altro alla mia prima relazione amorosa.
Sta di fatto che se devo essere sincero,
mi è venuta questa stranissima sensazione di mancanza della mia prima relazione un paio di settimane fa,
e ogni tanto mi capita di pensare alla mia amica (cioè alla persona che mi è stata amica).
Ma credo che entrambi,
adesso stiano molto meglio,
e considerando il bene che ho voluto ad entrambi,
sono contento per loro.
Spero anche io in un cambiamento.
Prima o poi.
...e gli scenari cambiano.
sdraiato sul letto,
appena finito di vedere una puntata di una serie che sto seguendo.
Penso a quanto oggi io sia stato bene,
alla poca gente che è venuta a mangiare al ristorante giapponese in cui lavoro,
e al fatto che due clienti giapponesi, a orari diversi, con età diverse,
si siano complimentati per il mio giapponese.
Ammetto che questa cosa mi rende veramente orgoglioso di quello che sto facendo,
e mi fa riflettere sul fatto che forse, adesso,
un po' più di fiducia in me la posso avere.
Ma aldilà del mio momento gioioso per questi due avvenimenti,
ancora una volta mi ritrovo a pensare a tutte le persone che sono uscite dalla mia vita,
e questa volta una relazione amorosa e una relazione di amicizia,
entrambe le credevo prive di quella banale data di scadenza che contrassegna le relazioni umane.
Beh la relazione d'amore merita di essere trattata perchè è stata la prima che io abbia mai avuto,
quella che mi ha dato la speranza che anche per me ci fosse la persona giusta,
che ci fosse qualcuno che tenesse a me, che non fosse amico o parente s'intende.
E la mia amicizia è con quella ragazza insicura, che però ho visto crescere,
cambiare, che cercava di capirsi,
finchè quest'estate le nostre strada si sono divise.
E' strano pensare alle relazioni che finiscono lo so,
ma se ci penso,
ho investito in entrambe molto di me stesso.
E sia chiaro nessun rimpianto assolutamente,
rifarei tutto di nuovo.
Ma la cosa che le accumana, e sono piuttosto certo della cosa,
è che entrambe le persone di cui sto parlando hanno avuto un cambiamento da quando la relazione che avevano con me è terminata.
Dell'ex lo so perchè adesso sta con un'altra persona che conosco,
e so che le cose vanno molto bene tra loro.
Finalmente ha trovato quello che cercava,
e se ve lo state chiedendo, no non sono io.
Ma sono sicuro, che in qualche modo,
la mia persona un po' l'abbia curato,
e gli abbia dato la speranza di trovare qualcuno che lo completi.
Per quanto riguarda la mia amicizia,
non abbiamo più avuto modo di parlare,
o incontrarci,
perché nessuno dei due ha avuto l'intenzione di farlo,
ed è giusto che sia così.
Ma continuo a leggere il suo blog,
che ha cambiato nome,
che ha cambiato stile,
ma lei rimane sempre lei,
solo che adesso sta cercando di vivere la sua vita.
E adesso è alla ricerca di ciò che realmente la possa rendere felice.
Ed ancora una volta io non ci sono.
Non lo so ma sembra che le persone cambino,
dopo di me.
Era qualcosa di cui parlavo proprio con la mia amica,
nel passato, riferendomi per altro alla mia prima relazione amorosa.
Sta di fatto che se devo essere sincero,
mi è venuta questa stranissima sensazione di mancanza della mia prima relazione un paio di settimane fa,
e ogni tanto mi capita di pensare alla mia amica (cioè alla persona che mi è stata amica).
Ma credo che entrambi,
adesso stiano molto meglio,
e considerando il bene che ho voluto ad entrambi,
sono contento per loro.
Spero anche io in un cambiamento.
Prima o poi.
...e gli scenari cambiano.
lunedì 12 settembre 2011
Solitudine.
E poi ci sono quelle giornate in cui l'unica cosa che vuoi fare è stare a casa, sotto le coperte, a guardare un telefilm che avevi cominciato a guardare 10 anni fa.
E che per tua estrema delusione, neanche finisce come te lo saresti aspettato.
E vedendo l'ultimo episodio dell'ultima stagione, si chiude anche la tua giornata.
Che senti persa, in cui non hai combinato nulla.
Semplicemente te ne sei stato chiuso in camera, a vedere il tempo che scorreva.
Al mattino ti sei svegliato con il naso chiuso e la testa pesante.
E per una volta invece di reagire, ti sei girato dall'altra parte, e invece di alzarti hai richiuso gli occhi.
Non sai perchè, ma è l'unica cosa che volevi fare.
A volte capita che tu ti senta senza forze, che senta il bisogno di stare a letto:
un po' per riposare, un po' per pensare.
Perchè sai perfettamente che non uscendo di casa, la tua testa si riempirà di domande, risposte,
e principalmente di ricordi e speranze.
E ti domandi se sei nel posto giusto, se stai facendo la cosa giusta, se veramente stare qui ti possa aprire più strade per il futuro, o semplicemente quella strada che ti possa condurre alla persona che vuoi essere.
Non ha importanza: a fine giornata, tutto cambia colore, e si tinge di grigio; non sai se i pensieri che hai fatto siano stati condizionati dalla giornata di torpore e indecisione, o se veramente hanno un qualche significato.
Sta di fatto che qualcosa la capisci.
Ti senti un po' solo, in una metropoli dai ritmi frenetici.
Alla fine della giornata vorresti qualcuno che ti dia un bacio della buonanotte.
O che ti scriva un messaggio per farti sorridere.
O semplicemente vorresti che la tua vita, per una sola volta, fosse un po' più semplice.
E a volte ti domandi, se in realtà non sia tu stesso a renderla così incredibilmente difficile, che in realtà tutto è più facile di come lo si percepisce, più leggero.
E' che se fosse troppo leggero, non avrebbe peso, e quindi non lo potresti percepire.
O forse lo percepiresti, ma non gli attribuiresti il giusto valore, perchè troppo leggero.
Le cose pesanti ci legano, ci fanno sentire vivi.
Le emozioni prese singolarmente sono apprezzabili,
caricate l'una sull'altra diventano insostenibili.
E solo allora ti rendi conto della loro presenza.
Chissà come sarà domani...
O quello successivo...
O il prossimo mese...
sabato 30 luglio 2011
London e le riflessioni che ne derivano

A. Vivaldi - Le quattro stagioni
Strano, mi ero detto che non avrei scritto più niente qui.
Che questo blog era diventato qualcosa di diverso da me.
Mi ha rappresentato fino a questo punto,
e poi ha smesso.
Eppure adesso sento il bisogno di scrivere qualcosa,
qualcosa che mi aiuti a capire dove sono arrivato.
In questi ultimi giorni,
sono rimasto a riflettere un po' su come sia evoluta la mia persona,
e i rapporti che ruotano intorno ad essa.
Ed esclusi quelli che mi fanno stare bene,
più o meno presenti che siano,
torno sempre sui tre che in un modo o nell'altro sono cambiati,
finiti.
Primavera
E' strano perchè sono tre rapporti completamente differenti,
nati da esperienze diverse:
1. una convivenza
2. un sito
3. un'amicizia in comune
Sono nati senza problemi,
senza esitazioni,
evolvendo rapidamente,
dandomi tantissimo.
Il primo poi credo sia stato quello che mi ha salvato dopo una tragica perdita.
Sono stati veloci,
confessioni e parole a ruota libera,
pianti sinceri,
dove si stava bene,
tutto era semplice,
immediato,
nuovo.
Amicizie che avrei creduto ci sarebbero state da lì in poi, sempre.
Quelle amicizie che basta un bicchiere, un divano e parole.
Estate
Stranissima cosa per altro:
sono nati tutti in estate, o alla fine di essa (ok uno era il 5 ottobre, ma erano passati 20 giorni dall'estate, quindi non siate pignoli!).
1. Una notte passata a chiacchierare del più e del meno sul letto dei miei, saremo diventati coiquilini nel giro di un mese, per uno scherzo del destino.
2. Una serata in discoteca, così senza conoscerci, a ballare fino all'alba.
3. Una serata a parlare di noi 3, e lui che non ammette tutto, o forse io che non leggo bene tra le righe. Un'esperienza comune però ci lega: la morte distrugge, ma a volte unisce.
Vita insieme due anni.
Avventure e disavventure insieme, tante.
Un amore (non) corrisposto.
Dall'alto al basso,
una frase che descrive ciascun rapporto.
Autunno
E poi cominciano le incomprensioni,
o semplicemente si smette di vivere assieme,
si incontranno altre persone.
Diminuiscono le parole,
calano le volte che ci si vede,
cambiano le aspirazioni,
le emozioni,
i sentimenti,
si cercano altre cose che possano farci stare bene.
I colori non sono più brillanti,
inizia l'autunno,
tutto è più smorzato,
ma c'è ancora calore.
Inverno
La neve cade,
e tutto diventa ovattato,
freddo.
Ormai è chiaro:
qualcosa si è rotto,
non si sa bene dove,
impossibile tornare indietro.
Stallo.
Tutto intorno è bianco,
e non c'è nessun rumore,
nessuna chiamata.
Siamo stati importanti,
io per te,
ma soprattutto tu per me.
Chissà se la colpa è di qualcuno,
o se semplicemente cercare una colpa è qualcosa che mi aiuti a capire come siano finite.
Ieri sera parlando con una delle tre persone coinvolte in questo racconto,
chiedendogli dove poteva essersi rotto qualcosa,
perchè questo è successo,
la sua risposta è stata molto semplice:
'credo che certe cose succedano e basta'.
Chissà se è veramente così.
Chissà se è giusto che io mi ponga queste domande,
chissà se anche a voi capita di farvi le stesse domande.
Chissà se sono stato io o il mio modo di essere ad avervi allontanato...
Mah, a volte certe cose succedono e basta.
(immagine presa da http://dawn42.deviantart.com/)
martedì 22 marzo 2011
Just can't get enough...
Tornato da una serata di chiacchiere sul passato con una vecchia amica,
tornato ad una realtà che ha smesso di appartenermi,
non riesco ad addormentarmi.
tornato ad una realtà che ha smesso di appartenermi,
non riesco ad addormentarmi.
Sono qui nel letto di sempre, nella camera di sempre, nei pensieri di sempre.
Ho lasciato la mia città violentata da terremoti che non sembrano finire,
da una situazione climatica avversa ai soccorsi,
sotto nubi radioattive e radiazioni,
in balia di centrali nucleari che sembrano sull'orlo di esplodere.
Non so quanto di vero ci sia in ciò che telegiornali e stampa dicono e scrivono,
non so quanto pericolosa sia la situazione,
ma so quello che ho vissuto in prima persona.
So che l'11 marzo 2011 alle 15 ero a scuola e quando la terra ha cominciato a tremare ero tranquillo che facevo chiacchiere con un paio di compagni di corso. E per il primo minuto abbiamo riso e scherzato su quanto fosse normale un terremoto in Giappone. Beh abbiamo smesso di ridere quando aprendo la porta della stanza in cui eravamo per studiare abbiamo visto persone che cercavano di sorreggere mensole e armadi, e nel giro di qualche istante hanno abbandonato le postazioni per nascondersi sotto le scrivanie.
Quattro minuti interminabili,
fatti di sguardi impauriti,
di mani che si stringevano forti tra loro,
di pensieri sulla morte (ammetto, pensavo di non uscirne vivo).
Una città che lentamente si spegne,
negozi che chiudono,
metropolitane che chiudono,
treni e autobus che non corrono.
Passo la notte a scuola, con diversi compagni che non sanno come tornare a casa, proprio come me.
Scopro che c'è stato uno Tsunami.
E i terremoti continuano.
E iniziano le paure relative le centrali nucleari, quelle di Fukushima e Oginawa.
Oginawa si risolve, Fukushima no.
E passiamo un weekend di incertezze, dove l'ambasciata italiana ci rassicura sulla situazione, ma la situazione non si risolve.
Martedì 15, mentre sono all'ufficio immigrazione per fare un permesso che mi permetta di rientrare nel paese, giunge la notizia che alle sei del mattino vi è stata un'esplosione dovuta ad una fuoriuscita di idrogeno a Fukushima. La mia amica Ale chiama l'ambasciata, dopo mille tentativi rispondono, riaggancia, piange. Le chiedo cose le hanno detto.
'La situazione è grave. Se vi è possibile (e se non mi fosse possibile?) lasciate quanto prima il paese.'
Paura.
Angoscia.
Se non sapevo cosa fare fino a quel momento, beh lì ho avuto un'epifania.
Recuperiamo i passaporti senza il permesso di rientro,
ci dirigiamo a casa,
facciamo le valige,
mangiamo qualcosa,
e aspettiamo che passi la notte.
Ennesima notte di terremoti.
Ennesima notte insonne.
Partiamo alle 4.30 del mattino,
con tutta la nostra vita dentro qualche bagaglio,
chiudiamo la porta di casa,
e lascio che il mio futuro, ancora una volta, si frantumi.
Tokyo mi manchi,
questo post è per te,
per tutti coloro che c'erano,
e per tutti quelli che adesso non ci sono più.
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