domenica 11 aprile 2010

Treno e parco: anonimato e centro dell'attenzione





Martedì.
Tra le 9.30 e le 9.40 (ora locale).
Tratta Tachikawa-Nakano, treno JR.
Il mio sguardo perso nei volti dei passeggeri.
Una moleskine, una penna, e i miei pensieri.

E questo è quello che quel mattino in treno pensavo:
"Ognuno di loro vive la propria realtà: chi con il naso infilato in un libro o nel quotidiano, chi non distoglie lo sguardo dal cellulare, chi tenta un breve approccio con Morfeo e il suo mondo, chi si isola ascoltando il proprio lettore mp3. Nessuno degna di uno sguardo il proprio vicino, e se accade sono molto discreti nel farlo.
Ognuno chiuso nel proprio piccolo mondo, partecipe della collettività."

E poi:"E ognuno facendo il proprio dovere, partecipa alla collettività. E tu, tu occidentale, affascinato da questo popolo e interessato alla loro collettività, ne vieni naturalmente escluso, ti senti isolato, solo. Non vi è quello sguardo a cui sei abituato, di cui per quanto dal tuo lato del mondo possa far male, necessiti. Non uno sguardo. Non uno!"

Cambio di scena.
Oggi.
Harajuku.
Parco Yoyogi.

Mentre cammino per il parco mi fermano due ragazzi.
Uno con una macchina fotografica professionale, enorme.
Ci chiedono di fare delle foto.
La mia amica rifiuta, io in piedi come un ebete mi faccio riprendere.
A quanto pare è cosa comune qui. Se sei straniero. Ti fermano e ti fanno delle foto che poi caricheranno su internet in qualche sito.

Due lati che si completano, ancora una volta.
Dall'essere completamente anonimo in un treno, pigiato tra mille altri corpi, con un minimo di aria respirabile, all'oggetto di scena di qualche scatto di un qualche fotografo sconosciuto.

Non li comprendo. Rimango basito.
Forse il fascino sta proprio in questo, non capire.
Loro ti guardano, ma non ti guardano.
Tu non sai...
Come il sole dietro le nubi, c'è ma non lo vedi...


Poichè ha vissuto intensamente la propria vita,
l'erba secca richiama ancora l'attenzione di chi passa.
I fiori semplicemente fioriscono,
e lo fanno nel miglior modo possibile.
Poichè nessuno vede il giglio bianco nella valle,
egli non deve dare spiegazioni a chicchessia:
vive solo per la bellezza.
Gli uomini, però, non possono convivere con il "solo".

Se i pomodori volessere essere meloni
si trasformerebbero in una farsa.
Mi sorprende davvero tanto
che molta gente si impegni
per voler essere chi non è:
che piacere si può provare trasformandosi in una farsa?

Tu non hai bisogno di fingere che sei forte,
non devi sempre dimostrare che tutto sta andando bene,
non puoi preoccuparti di ciò che pensano gli altri.
Se ne avverti la necessità, piangi:
è bene che tu pianga fino all'ultima lacrima
(poichè soltanto allora potrai tornare a sorridere).

(Mitsuo Aida)




2 commenti:

  1. Tesoro, saresti dovuto uscire con me sabato scorso... Avresti visto gente che parla con sconosciuti, beve e fuma per strada, ride e parla ad alta voce. Si isolano nel loro mondo di giorno e si aprono di notte, quando nessuno li osserva, nessuno si aspetta nulla da loro... Penso sia una difesa, o forse solo un modo diverso di vivere.
    Noi in tutto questo non c'entriamo nulla, possiamo solo guardarli e farci guardare, ma senza dedurre da loro la nostra opinione su noi stessi perchè sembra tutto sempre piuttosto insincero. Quando ti ho detto che in realtà ti osservano, ma distolgono lo sguardo quando te ne accorgi, intendevo proprio quello che hai scritto nel post...
    Eppure non comprendo davvero cosa pensino di noi.
    Love you so much.
    T.B.

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  2. Si ma noto questa loro dualità, ed è qualcosa che tutti noi viviamo, solo che nella loro cultura è così marcata!
    E noi... non capiamo...

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