E se sei qui ti chiedo di ascoltare la canzone, mentre leggi.
"E' uno specchio, questo mare.
Qui, nel suo ventre, ho visto me stesso.
Ho visto davvero."
(Oceano Mare, A. Baricco)
Qui, nel suo ventre, ho visto me stesso.
Ho visto davvero."
(Oceano Mare, A. Baricco)
Ieri in metropolitana, ascoltavo Mozart, leggevo Baricco.
Solo
come ogni giorno,
Solo.
Fermata a cui devo scendere, ripongo il libro nello zaino.
Penso a quello che ho appena letto, e un mio pensiero viene a galla.
Una freccia scagliata dal mio subconscio al mio Io.
Un lampo.
"E nella solitudine scopro l'abisso che celo dentro di me.
Realizzo che mi faccio scudo con il mio bel visino,
quanto basta per lasciar creder di essere superficiale,
quanto basta per non lasciar avvicinare le persone.
Perchè lasciarle avvicinare troppo potrebbe ferirmi.
Sono io che avvicino, e se è troppo
allontano."
Sì.
E' così.
Non ho mai permesso a nessuno di tuffarsi in me.
E so perchè.
Custode geloso di chissà quale tesoro.
Paura di donarlo.
Paura.
"Sai cos'è bello, qui?
Guarda: noi camminiamo, lasciamo tutte quelle orme sulla sabbia, e loro restano lì, precise, ordinarte. Ma domani, ti alzerai, guarderai questa grande spiaggia e non ci sarà più nulla, un'orma, un segno qualsiasi, niente.
Il mare cancella, di notte.
La marea nasconde.
E' come se non fosse mai passato nessuno. E' come se noi non fossimo mai esistiti. Se c'è luogo, al mondo, in cui puoi pensare di essere nulla, quel luogo è qui.
Non è più terra, non è ancora mare.
Non è vita falsa, non è vita vera.
E' tempo.
Tempo che passa. E basta.
Sarebbe un rifugio perfetto. Invisibili a qualsiasi nemico. Sospesi. Bianchi come i quadri di Plasson. Impercettibili anche a se stessi. Ma c'è qualcosa che incrina questo purgatorio. Ed è qualcosa da cui non puoi scappare.
Il mare.
Il mare incanta, il mare uccide, commuove, spaventa, fa anche ridere, alle volte, sparisce, ogni tanto, si traveste da lago oppure costruisce tempeste, divora navi, regala ricchezze, non dà risposte, è saggio, è dolce, è potente, è imprevedibile.
Ma soprattutto: il mare chiama.
Lo scoprirai, Elisewin.
Non fa altro, in fondo, che questo: chiamare. Non smette mai, ti entra dentro, ce l'hai addosso, è te che vuole. Puoi anche far finta di niente, ma non serve. Continuerà a chiamarti.
Questo mare che vedi e tutti gli altri che non vedrai, ma che ci saranno, sempre, in agguato, pazienti, un passo oltre la tua vita. Instancabilmente, li sentirai chiamare.
Succede in questo purgatorio di sabbia. Succederebbe in qualsiasi paradiso, e in qualsiasi inferno.
Senza spiegare nulla, senza dirti dove, ci sarà sempre un mare, che ti chiamerà."
(Oceano Mare, A. Baricco)
Guarda: noi camminiamo, lasciamo tutte quelle orme sulla sabbia, e loro restano lì, precise, ordinarte. Ma domani, ti alzerai, guarderai questa grande spiaggia e non ci sarà più nulla, un'orma, un segno qualsiasi, niente.
Il mare cancella, di notte.
La marea nasconde.
E' come se non fosse mai passato nessuno. E' come se noi non fossimo mai esistiti. Se c'è luogo, al mondo, in cui puoi pensare di essere nulla, quel luogo è qui.
Non è più terra, non è ancora mare.
Non è vita falsa, non è vita vera.
E' tempo.
Tempo che passa. E basta.
Sarebbe un rifugio perfetto. Invisibili a qualsiasi nemico. Sospesi. Bianchi come i quadri di Plasson. Impercettibili anche a se stessi. Ma c'è qualcosa che incrina questo purgatorio. Ed è qualcosa da cui non puoi scappare.
Il mare.
Il mare incanta, il mare uccide, commuove, spaventa, fa anche ridere, alle volte, sparisce, ogni tanto, si traveste da lago oppure costruisce tempeste, divora navi, regala ricchezze, non dà risposte, è saggio, è dolce, è potente, è imprevedibile.
Ma soprattutto: il mare chiama.
Lo scoprirai, Elisewin.
Non fa altro, in fondo, che questo: chiamare. Non smette mai, ti entra dentro, ce l'hai addosso, è te che vuole. Puoi anche far finta di niente, ma non serve. Continuerà a chiamarti.
Questo mare che vedi e tutti gli altri che non vedrai, ma che ci saranno, sempre, in agguato, pazienti, un passo oltre la tua vita. Instancabilmente, li sentirai chiamare.
Succede in questo purgatorio di sabbia. Succederebbe in qualsiasi paradiso, e in qualsiasi inferno.
Senza spiegare nulla, senza dirti dove, ci sarà sempre un mare, che ti chiamerà."
(Oceano Mare, A. Baricco)
Ed è qui, adesso, il mio mare.
Questa metropoli dai ritmi frenetici.
Tokyo, il mio mare.
Gettato nella solitudine,
tra milioni di persone.
Ed è piacere.
Nulla che mi possa identificare come Ivan.
Nulla in cui potermi identificare come Ivan.
Nulla che mi ricordi che sono Ivan.
La solitudine non fa male.
So che lo dico perchè è una solitudine dai giorni contati.
A giugno, quando prenderò quell'aereo per tornare a casa, la mia solitudine non partirà con me.
Le sue radici, che ora sono piccoli fili semi invisibili, saranno ormai robuste braccia ancorate a questo mare.
Ma mi piace udire, guardare, annusare, toccare, provare, come mai mi era capitato.
Questioni e problemi che mi riguardano e con cui sono partito, sono rimasti a casa, in standby.
Aspettano il mio ritorno.
Ma ora, qui , vivo.
Sono semplici emozioni.
Ma vissute.
E il tempo lo sento correre.
Ed è un bene.
Dice che non aspetta, lui.
Ed è giusto così. Se sapessi di aver tempo indeterminato per stare qui, aspetterei.
Cosa non lo so, ma aspetterei.
Mi direi posso farlo domani, o un altro giorno.
Ma qui non posso. Esiste solo
oggi.
E amo questa solitudine.
Mi ha fatto scoprire la bellezza.
Sì.
"Catturare i fiori di ciliegio,
schiacciandoli tra le pagine di libri,
mi ha fatto capire che
la bellezza è tale
perchè non dura."
Ma anche nell'attesa vi è bellezza perchè, prima o poi, svanisce.
Sono solo.
Ma è sciocco da dire.
Forse sarebbe meglio dire che per la prima volta, finalmente, sono in compagnia di me stesso.
E sono solo all'inizio di questo abisso,
Sceso di uno scalino dentro di me.
La solitudine che tanto ho temuto alla mia partenza si sta rivelando un'affidabile alleata.
Ella mi pone nella condizione di apprezzare, di sentire, di essere, di vivere.
... bellezza.
Questa metropoli dai ritmi frenetici.
Tokyo, il mio mare.
Gettato nella solitudine,
tra milioni di persone.
Ed è piacere.
Nulla che mi possa identificare come Ivan.
Nulla in cui potermi identificare come Ivan.
Nulla che mi ricordi che sono Ivan.
La solitudine non fa male.
So che lo dico perchè è una solitudine dai giorni contati.
A giugno, quando prenderò quell'aereo per tornare a casa, la mia solitudine non partirà con me.
Le sue radici, che ora sono piccoli fili semi invisibili, saranno ormai robuste braccia ancorate a questo mare.
Ma mi piace udire, guardare, annusare, toccare, provare, come mai mi era capitato.
Questioni e problemi che mi riguardano e con cui sono partito, sono rimasti a casa, in standby.
Aspettano il mio ritorno.
Ma ora, qui , vivo.
Sono semplici emozioni.
Ma vissute.
E il tempo lo sento correre.
Ed è un bene.
Dice che non aspetta, lui.
Ed è giusto così. Se sapessi di aver tempo indeterminato per stare qui, aspetterei.
Cosa non lo so, ma aspetterei.
Mi direi posso farlo domani, o un altro giorno.
Ma qui non posso. Esiste solo
oggi.
E amo questa solitudine.
Mi ha fatto scoprire la bellezza.
Sì.
"Catturare i fiori di ciliegio,
schiacciandoli tra le pagine di libri,
mi ha fatto capire che
la bellezza è tale
perchè non dura."
Ma anche nell'attesa vi è bellezza perchè, prima o poi, svanisce.
Sono solo.
Ma è sciocco da dire.
Forse sarebbe meglio dire che per la prima volta, finalmente, sono in compagnia di me stesso.
E sono solo all'inizio di questo abisso,
Sceso di uno scalino dentro di me.
La solitudine che tanto ho temuto alla mia partenza si sta rivelando un'affidabile alleata.
Ella mi pone nella condizione di apprezzare, di sentire, di essere, di vivere.
... bellezza.
"Volevo dire che io la voglio, la vita, farei qualsiasi cosa per poter averla, tutta quella che c'è, tanta da impazzirne, non importa, posso anche impazzire ma la vita quella voglio prendermela, io la voglio, davvero, dovesse anche fare un male da morire è vivere che voglio. Ce la farò, verò?"
(Oceano Mare, A. baricco)
(Oceano Mare, A. baricco)
P.S.: E questo post lo voglio dedicare a persone che mi sono vicine, e che possa essere loro d'aiuto in questo momento: ad A., a B., a D. e a G..
grazie...
RispondiEliminaho sempre saputo che avrei affrontato questo viaggio da sola..ma sto conoscendo la vera solitudine solo ora...dopo un distacco forte e brusco...che mi porterà a riscoprirmi e a conoscermi come non ho mai fatto...
per ora la mia solitudine è ancora dolorosa...
ma sono sicura,e queste tue parole ne sono la conferma,che sarà una scoperta fantastica...
sarà un viaggio senza fine verso la vera essenza di me stessa...
e per quanto io ora stia soffrendo...confesso che non vedo l'ora che ciò accada...
ti abbraccio forte..
grazie ancora...
rileggerò le tue parole fino ad imprimerle nel mio cuore...
Ale