"Sia sul piano scientifico che su quello morale, venni dunque gradualmente avvicinandomi a quella verità, la cui parziale scoperta m'ha poi condotto a un così tremendo naufragio: l'uomo non è veramente uno, ma veramente due."
('Lo strano caso del dottor Jekyll e Mr Hyde', R. L. Stevenson)
('Lo strano caso del dottor Jekyll e Mr Hyde', R. L. Stevenson)
Pioggia, freddo.
Sole, caldo.
E' il tempo che in queste mie settimane giapponesi si sta alternando, giorno dopo giorno, con una cadenza che ormai è routine.
Ed è così utile: sembra quasi che le condizioni atmosferiche mi vogliano aiutare nella comprensione di questo popolo.
Sabato sera sono andato con degli amici a ballare.
Ed è stata un'ottima serata: non solo mi sono divertito, ma ho anche avuto occasione di scoprire un nuovo aspetto dei giapponesi.
E questo mio viaggio è proprio come un libro: più lo sfoglio, più in là mi spingo in questo racconto...
Che altro non è che il mio di racconto.
Insomma abituato a tre settimane di confronto con piccoli mondi (quelli del treno ricordate?) chiusi in se stessi, e senza possibilità di contatto, sabato mi ritrovo balzato in una realtà molto diversa: il Giorno cede il passo alla sorella, che copre il più delle volte, ma che in questo caso svela: la Notte.
Sì perchè la notte qui fa cadere quelle barriere tanto alte che vengono erette durante il giorno, le inibizioni vengono a mancare, la voglia di essere emerge...
La musica, l'alcol, l'ambiente sono elementi che aiutano i giapponesi ad essere più aperti agli altri.
Mi sono ritrovato a ballare con sconosciute, fotograre persone di cui non conosco nulla, e finire in foto che mai vedrò. E tutto questo grazie all'oscurità.
E sono estasiato dal vedere che anche loro si lasciano andare.
E' stupendo vederli così aperti, così disponibili, così più simili a te, sentendoli in qualche modo più vicini.
Sì, perchè poi ci penso, e mi rendo conto che siamo tutti fatti così. Ci nascondiamo dietro maschere, lasciando intravedere solo quello che vogliamo, e a chi vogliamo.
Non è solo giapponese questo atteggiamento: in questo popolo è semplicemente più evidente.
Ma noi tutti ci adattiamo alla situazione, indossando secondo il caso, la maschera che più riteniamo opportuna, quella che fa emergere la parte di noi che vogliamo mettere in luce in una data situazione.
E qui mi domando se mi sia possibile vivere senza, abbandonare in questo viaggio, un po' alla volta, tutte quelle mashere che negli anni sono venute in mio aiuto, per diffendermi da ciò che ritenevo potesse ferirmi.
Sole, caldo.
E' il tempo che in queste mie settimane giapponesi si sta alternando, giorno dopo giorno, con una cadenza che ormai è routine.
Ed è così utile: sembra quasi che le condizioni atmosferiche mi vogliano aiutare nella comprensione di questo popolo.
Sabato sera sono andato con degli amici a ballare.
Ed è stata un'ottima serata: non solo mi sono divertito, ma ho anche avuto occasione di scoprire un nuovo aspetto dei giapponesi.
E questo mio viaggio è proprio come un libro: più lo sfoglio, più in là mi spingo in questo racconto...
Che altro non è che il mio di racconto.
Insomma abituato a tre settimane di confronto con piccoli mondi (quelli del treno ricordate?) chiusi in se stessi, e senza possibilità di contatto, sabato mi ritrovo balzato in una realtà molto diversa: il Giorno cede il passo alla sorella, che copre il più delle volte, ma che in questo caso svela: la Notte.
Sì perchè la notte qui fa cadere quelle barriere tanto alte che vengono erette durante il giorno, le inibizioni vengono a mancare, la voglia di essere emerge...
La musica, l'alcol, l'ambiente sono elementi che aiutano i giapponesi ad essere più aperti agli altri.
Mi sono ritrovato a ballare con sconosciute, fotograre persone di cui non conosco nulla, e finire in foto che mai vedrò. E tutto questo grazie all'oscurità.
E sono estasiato dal vedere che anche loro si lasciano andare.
E' stupendo vederli così aperti, così disponibili, così più simili a te, sentendoli in qualche modo più vicini.
Sì, perchè poi ci penso, e mi rendo conto che siamo tutti fatti così. Ci nascondiamo dietro maschere, lasciando intravedere solo quello che vogliamo, e a chi vogliamo.
Non è solo giapponese questo atteggiamento: in questo popolo è semplicemente più evidente.
Ma noi tutti ci adattiamo alla situazione, indossando secondo il caso, la maschera che più riteniamo opportuna, quella che fa emergere la parte di noi che vogliamo mettere in luce in una data situazione.
E qui mi domando se mi sia possibile vivere senza, abbandonare in questo viaggio, un po' alla volta, tutte quelle mashere che negli anni sono venute in mio aiuto, per diffendermi da ciò che ritenevo potesse ferirmi.
" 'Who are You?' said the Caterpillar.
This was not an encouraging opening for a conversation. Alice replied, rather shyly, ' I - I hardly know, Sir, just at present - at least I know who I was when I got up this morning, but I think I must have been chenged several times since then.'
' What do you mean by that?' said the Caterpillar, sternly. 'Explain yourself!'
'I can't explain myself, I'm afraid, Sir,' said Alice, ' because I'm not myself, you see.' "
('Alice's Adventures in Wonderland, L. Carroll)
This was not an encouraging opening for a conversation. Alice replied, rather shyly, ' I - I hardly know, Sir, just at present - at least I know who I was when I got up this morning, but I think I must have been chenged several times since then.'
' What do you mean by that?' said the Caterpillar, sternly. 'Explain yourself!'
'I can't explain myself, I'm afraid, Sir,' said Alice, ' because I'm not myself, you see.' "
('Alice's Adventures in Wonderland, L. Carroll)
P.S.: Dedicato a F..
Hope you'll meet my friend :)
RispondiEliminaBreak a leg!
Avendone a lungo parlato più di una volta, fino alla scorsa meravigliosa domenica pomeriggio, ho in realtà ben poco da aggiungere. Se ricordi, tornata dalla mia prima notte around Shibuya, è stata la prima cosa che ti ho detto...
RispondiEliminaIo amo la Notte dei giapponesi, diventa tutto acceso, rumoroso e pieno di energia e restare fuori fino al mattino, finché tutto non si spegne, non è solo una necessità materiale, ma anche spirituale... Bisogna guardare la città che si rischiara, la gente che ritorna in se stessa e si trascina a casa.
Love you so much, ho comprato una cosina carina oggi, che vedrai sabato sera :-)
Bacini tesorino mio!