"Che roba! Roba dell'altro mondo! Tutto il mondo, oggi, è roba dell'altro mondo! E pensare che fino a ieri le cose avevano un capo e una coda! E se mi avessero scambiata stanotte? Vediamo un po': stamattina, quando mi sono svegliata, ero proprio la stessa? Mi sembra di ricordare che un po' diversa mi sentivo, sotto sotto. Ma se non sono la stessa, allora domando e dico: chi cavolo sono? Ah, questa sì che è una domanda da centoventidue milioni"
(Alice nel paese delle meraviglie, Lewis Carroll)
Una notte passata senza dormire, e una giornata di pioggia sono segnali piuttosto evidenti del dover lasciar scorrere i propri pensieri su carta, slegandoli da quelle catene che risiedono nella nostra mente e che con avidità stringe a sé per non lasciarli andare.E' da un po' che pensavo a quale sarebbe stato il post successivo, e soprattutto se ve ne sarebbe stato un ulteriore: avrò qualcosa da raccontare? Riuscirò veramente ad avere un contatto più intimo con me stesso? E soprattutto, riuscirò a renderlo a parole?Sinceramente non l'ho saputo fino a questa notte. Il mio primo week-end giapponese si è diviso tra il viaggio e l'arrivo, il sonno e il riposo, la natura e me stesso.
Sta di fatto che sabato, dopo 18 ore di viaggio, ho chiesto alla famiglia che mi ospita di fare un giretto per il quartiere, giusto per imparare la strada che da casa mi conduce sino alla stazione da cui prendere un treno per arrivare alla scuola di lingua. Nel percorso mi sono imbattuto in qualcosa che non avrei mai potuto immaginare: ciliegi in fiore . Vi domanderete che c'è mai di strano nel vedere ciliegi in fiore agli inizi di primavera? Nulla se non fosse che il parco vicino al quale stavamo passeggiando era colmo di questi alberi spettacolari, dove il rosa e il bianco predominavano sul tutto.
In Giappone esiste questa usanza, le cui radici affondano addirittura nell'epoca Nara, che si chiama Hanami. Credo che le traduzioni che si usano per definirla riducano a semplici parole la vera essenza di tale trazione. 'Hanami' lo si può tradurre come “osservare/ammirare i fiori”: 'hana' infatti significa “fiore”, mentre 'mi' deriva dal verbo miru, “guardare”. Sta di fatto che diviene una tradizione in epoca Edo, nel momento in cui i festeggiamenti dell'arrivo della primavera non si riducono al solo palazzo imperiale e alla nobiltà che vi gira attorno, ma si estende anche agli altri ceti. Da lì hanno inizio i festeggiamenti sotto gli alberi di ciliegio, in compagnia degli amici, bevendo sake e mangiando gli obento (una specie di cibo al sacco), cosa che tutt'oggi succede.
Vedendo il parco da fuori non potevo però godere della vera bellezza dell'hanami, cosa che avrei scovato solo entrandovi. Notando la mia emozione nel vedere questo accenno di bellezza, la madre mi chiede se volessi entrare, e ovviamente, con un cenno del capo, smorzato dall'eccitazione, ci siamo avviati verso l'ingresso. Il parco era ricoperto di fiori: un manto verde, che in più punti mostrava colori accesi e vivaci, cosa che non si notava dall'esterno. Sul prato che brillava alla luce del sole centinaia di persone correvano, giocavano, parlavano, bevevano o semplicemente si godevano il momento standosene sdraiate al sole.; e muovendosi verso l'interno del parco, dove vi era la foresta di ciliegi, altre persone consumavano cibo e bevande, senza limiti di età, senza limiti di orario, senza alcun tipo di limite: spensierati e contenti di essere lì, in quel momento. E poi vi era un'altra entrata, nel cuore del parco, più intima: passata la soglia calava il silenzio. Sì le voci, le urla, i rumori del parco venivamo sempre più affievolendosi penetrando in questo cuore. Al suo interno innumerevoli bonsai circondati da canne di bambù, un lago, e su di esso, una piccola palafitta, se così la si può definire. E se prima si godeva del movimento, del suono, del colore, qui invece si gode della calma, del silenzio e dei toni più tenui. E così il parco si trasforma in metafora perfetta dell'uomo: un esterno rumoroso, vivace e visibile, un interesse di superficie, da gustare con lo sguardo, da sentire con l'orecchio; e poi il cuore, l'intimo dell'individuo, quella parte di sé che a pochi si mostra, una parte più nascosta, che si può solamente ascoltare, con calma, indagandola con interesse. E così noto come elementi tra loro che finora sono stati solo opposti, ora si completino, siano uno necessario all'altro per essere compresi: il silenzio e il rumore, il movimento e la calma, la forza e la debolezza.
E così comprendo che il mio essere forte è quell'involucro di superficie, quello più visibile, che richiede meno sforzi, meno interessante perché facilmente individuabile e analizzabile; ma quello che l'involucro ricopre, il suo opposto, è la sua parte mancante: la debolezza.Quella debolezza che poche persone hanno realmente visto, quella debolezza di cui poco mi vanto, e che poco sfoggio perché vista sotto la luce sbagliata. Qualcosa da nascondere, non da mostrare, non capendo che forse, per farmi veramente conoscere, avrei dovuto mostrare anche questo lato buio, rendendo meno 'corazza' il mio involucro esterno.
Necessito della mia parte mancante, questo è sempre stato chiaro a me e a chi mi conosce, ma forse non ho ancora trovato il giusto ingranaggio perché mostravo solo parte del meccanismo, nascondendo quella parte più interessante, per quanto inquietante e buia potesse essere...
"Alla sera"
Forse perché della fatal quiete
tu sei l'immago a me sì cara vieni o Sera! E quando ti corteggian liete le nubi estive e i zeffiri sereni, 4
e quando dal nevoso aere inquiete tenebre e lunghe all'universo meni sempre scendi invocata, e le secrete vie del mio cor soavemente tieni. 8
Vagar mi fai co' miei pensieri su l'orme che vanno al nulla eterno; e intanto fugge questo reo tempo, e van con lui le torme 11
delle cure onde meco egli si strugge; e mentre io guardo la tua pace, dorme (Ugo Foscolo)
Un po' di cose te le ho già dette ieri, ma mi piacerebbe che tornassimo insieme in quel parco... Comincia a girare per Shibuya però, mi raccomando, basta parchi e fiori!
RispondiEliminaIn ogni caso quella debolezza è ciò che tu sei realmente, ciò che c'è fuori è bello, piacevole, ma non è completamente reale...ne abbiamo già parlato credo, ma sarebbe importante se riuscissi a tirare fuori quella parte più malinconica e dolce che hai dentro.
Love you darling.
Vedremo questo viaggio tesoro dove mi porterà...
RispondiEliminaSinceramente come da foto sappiamo che c'è una parte più appariscente che tutti vedono, e una più nascosta e scura che poche persone sono state in grado di cogliere e che però le ha affascinate...
vediamo...
il processo di conoscenza dell'Io per ciascuno di noi, procede giorno dopo giorno! questo viaggio amplierà il mio campo visivo!!
Io sono dell'idea che tutto sia composto da due opposti che creano l'uno.
RispondiEliminaÈ un po' il concetto del Visconte Dimezzato (libro che in realtà non mi è piaciuto particolarmente): non esiste una persona buona né una cattiva, né solo maschio o solo femmina. Così anche il rumore e la quiete, la forza e la debolezza devono necessariamente convivere, perché una prevalga sull'altra.
Come fai a capire che è giorno se non arriva mai la notte?